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Che cosa è la coscienza?

Aggiornamento: 6 ago 2019


La coscienza… argomento scottante specie perché si lega sia alla percezione soggettiva che ognuno di noi ha tutti i giorni del proprio Sé, sia perché non è facile trattare l’argomento date le implicazioni religiose che spesso la legano al concetto di anima. Come percezione soggettiva, se ad una persona non esperta di concetti di neuroscienze, si dovesse chiedere cosa è la coscienza è molto probabile che la risposta sia abbastanza simile a questa: “la coscienza è il percepirsi come entità unica che prende decisioni in base al libero arbitrio, prova emozioni e agisce nel mondo a seconda degli scopi che si prefigge” alcuni aggiungerebbero che è una entità immateriale… ma questa è un’altra storia…😊


Se ora vi dicessi però che ci sono persone che si comportano come se avessero due coscienze e che la visione introspettiva di “unità” non è altro che una illusione?


Vi farò alcuni esempi:

Negli anni sessanta per trattare forme gravi di epilessia si andò consolidando la pratica dello Split-brain; si procedeva cioè sezionando il corpo calloso chirurgicamente in quanto tale pratica evitava che l’epilessia si spostasse da un emisfero all’altro. Dal punto di vista funzionale, la persona trattata non mostrava problematiche significative (almeno in apparenza) perché il cervello essendo diviso in due emisferi quasi equivalenti per funzione, permetteva all’individuo di comportarsi in maniera adeguata. Negli anni 80, Roger Sperry (premio Nobel per la medicina nel 1981) e Michael Gazzaniga si interessarono all’argomento e trassero evidenze scientifiche tali che iniziarono a minare la concezione radicata dell’epoca su una coscienza univoca. Un esperimento famoso è stato progettato partendo dalla conoscenza verificata sperimentalmente già all’epoca che i due emisferi sono simili ma non del tutto speculari tant’è ad esempio che l’area del linguaggio si trova nell’emisfero sinistro e non nel destro e che gli emisferi sono controlaterali al corpo; ad esempio l’occhio sinistro è maggiormente collegato all’emisfero destro, il movimento della mano destra è collegata all’emisfero sinistro ecc. Detto ciò, preso un soggetto Split Brain e messo davanti ad un monitor diviso in due dove immagini diverse arrivano solo all’occhio specifico, succede che l’elaborazione dell’immagine avviene in maniera non integrata nel cervello ed ogni emisfero ragiona e reagisce come se fosse un’entità separata.

Nello specifico, per spiegarmi meglio vi descriverò l’esperimento:

con questo monitor venivano presentate due immagini diverse contemporaneamente e ognuna raggiungeva un emisfero (l’immagine che veniva mostrata all’occhio sinistro raggiungeva solo l’emisfero destro e l’immagine che veniva mostrata all’occhio destro raggiungeva solo l’emisfero sinistro). Il paziente doveva indicare con la mano destra e con la sinistra degli oggetti che avevano un legame logico con queste immagini. Quando all’occhio sinistro (emisfero destro) si mostrava l’immagine di una nevicata, la mano sinistra, comandata sempre dall’emisfero destro, indicava una pala. Contemporaneamente all’occhio destro (emisfero sinistro) veniva mostrata l’immagine di una zampa di gallina e la scelta della mano destra comandata sempre dall’emisfero sinistro, andava a scegliere una rappresentazione di una gallina. Fin qui nulla di straordinario se non ché, alla richiesta del perché si fosse scelta la Pala a rispondere è l’emisfero sinistro a parlare (dove risiede l’area del linguaggio) che non ha però visto la neve ma di fatto solo la zampa di gallina (considerate sempre che con la sezione del corpo calloso lo scambio di informazioni tra emisferi è di fatto impedita)… di conseguenza la risposta diventa:

Ho scelto la pala perché è utile per mantenere pulito il pollaio”.

Il soggetto si comporta in maniera logica (sceglie la gallina avendo visto la zampa di gallina) ma la coscienza dell’evento è distorta quindi il soggetto deve trovare una spiegazione della scelta (ho scelto la pala perché dove c’è la gallina deve esserci un pollaio da pulire….).


Spesso sono delle lesioni celebrali a far capire che il processo di coscienza non è un Unicum indivisibile:


Il Blindsight (visione cieca) ad esempio è quella condizione patologica che permette al soggetto colpito di rispondere correttamente allo stimolo visivo affermando al contempo di non vedere nulla. Ad esempio se si muovesse un oggetto difronte al paziente nell’area che afferma esser cieca e paradossalmente gli si chiedesse di “indovinare” la direzione che quell’oggetto prende (alto, basso, destra, sinistra) il soggetto Blindsight sarebbe in grado di giudicare in modo corretto dove gli stimoli vengono presentati.

La Prosopoagnosia (dal greco: non conoscenza del volto) ad esempio è una condizione patologica che causa al paziente colpito l’incapacità di riconoscere i volti di persone note; chi è affetto da questa lesione celebrale non è più in grado di riconoscere le identità delle persone (anche dei familiari più stretti) pur mantenendo e continuando a riconoscere i volti umani. Spesso si crea il paradosso in cui al telefono la persona è certa di parlare con il papà, la mamma ecc. ma di fronte alla presenza fisica degli stessi il paziente ha l’impressione che stia parlando con degli impostori. Dal punto di vista della coscienza però, analizzando la risposta galvanica della pelle di questi pazienti davanti a immagini familiari e non, si evidenzia che la risposta fisica dimostra comunque che c’è un riconoscimento implicito.

Il Neglect ad esempio è quella condizione patologica che fa si che il soggetto non risponda agli stimoli provenienti dalla parte controlaterale alla lesione. I pazienti trascurano di curare e vestire la parte sinistra del corpo oppure durante il pasto raccoglieranno il cibo solo sulla destra del piatto ecc. Il fatto che comunque l’elaborazione non consapevole avviene è stato evidenziato dall’esperimento di Kinsbourne dove i pazienti che non potevano leggere la parte destra delle parole su un foglio, erano su richiesta in grado di completare la parola individuando di fatto sempre la lunghezza della stessa. Se la parola era “male” dove loro percepivano solo il finale “..le”, questa veniva completata con un numero di lettere uguale a quelle della parola stimolo; ad esempio potevano rispondere “sale” ma mai “Natale”. Altra evidenza sperimentale è quella dell’esperimento di Marshall dove il soggetto viene messo sia difronte ad un disegno di una casa con una finestra da dove esce fumo nero nella parte sinistra della struttura, sia difronte alla stessa immagine della casa senza però il fumo. Alla richiesta se le 2 case sono uguali il soggetto afferma che non vede diversità nei due disegni ma alla domanda fatta su quale delle due sceglierebbe per viverci questi indica senza esitare la casa senza fumo.

L’anosognosia per l’emiplegia è quella condizione in cui il paziente che non ha più modo di muovere l’arto inferiore e/o superiore a seguito di un danno celebrale spesso nell’area motoria, nega tale impossibilità e afferma di muoverlo tranquillamente. Ad esempio, se si chiede ad un paziente che non muove il braccio sinistro di applaudire, il braccio destro si muoverà e simulerà l’applauso con il sinistro che invece non potrà fare tale movimento ma, a livello percettivo gli sembrerà di averlo fatto e quindi il soggetto affermerà di aver applaudito.



La mia visione personale alla luce dei risultati delle neuroscienze è molto simile a quella espressa dal Dott. Koch nel libro “una coscienza, confessioni di uno scienziato romantico” (assolutamente da leggere!).

la posizione intellettuale di oggi è il fisicalismo, secondo il quale, in sostanza, tutto è riducibile alla fisica, ma ritengo che nonostante il substrato in sé sia importante è allo stesso tempo un concetto limitato per spiegare l’origine della mente (non è detto che un substrato diverso (silicio e connessioni elettriche? 😉) non possa ottenere lo stesso risultato). Ritengo che la visione più realistica sia quella della teoria dell’informazione integrata, la quale postula che l’esperienza cosciente è distinta dal sottostante vettore fisico. In termini informazionali, l’esperienza di essere triste ad esempio, è un “cristallo”, una forma fantasticamente complessa in uno spazio di un migliaio di miliardi di dimensioni, qualitativamente differente dallo stato cerebrale che origina la tristezza. La sensazione cosciente scaturisce dall’informazione integrata: la causalità scorre dalla fisica del cervello sottostante, ma non in maniera facile da decifrare. La ragione è che la coscienza è legata al fatto che il sistema è maggiore della somma delle sue parti.

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