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Come riconoscere le menzogne nel processo di selezione in azienda

Aggiornamento: 17 ago 2018



Chi come me si occupa del processo di selezione per l'inserimento di nuovo personale in azienda, avrà sicuramente riscontrato che durante l'intervista con il candidato la difficoltà maggiore non risiede tanto nell'individuare la rispondenza tra competenze e necessità aziendali quanto piuttosto nell'individuare quei parametri personali di affidabilità, onestà e senso di responsabilità tanto ricercati nelle organizzazioni. Queste difficoltà si evidenziano maggiormente lì dove il processo valutativo si affida principalmente al colloquio individuale senza avvalersi di reattivi di personalità o a procedure più affidabili quali ad esempio l'Assessment Center. Spesso però, per esigenze aziendali o perché il profilo professionale del valutatore non lo permette (solo lo psicologo può somministrare test o reattivi di personalità) il metodo di selezione più utilizzato rimane il colloquio individuale. Fermo restando i limiti derivanti da uno spazio temporale limitato per fare una valutazione accurata, uno dei principali ostacoli del metodo è di fatti quello di dover capire se il candidato sta veramente esprimendosi in modo veritiero o magari sta cercando di apparire per quello che non è (ad esempio puntuale quando in realtà difficilmente rispetta gli orari di lavoro; più competente di quanto non sia; affidabile nelle scadenze delle consegne mentre spesso e volentieri chiede rinvii, ecc.). Sono moltissime le cose da osservare per individuare chi mente, credo che una delle caratteristiche comportamentali più importanti per capire se chi ci sta di fronte sta mentendo sia quella di soffermarsi maggiormente sulle incongruenze tra il parlato (quello che viene detto), le espressioni motorie del corpo e le espressioni facciali (micro_espressioni) che esprimono l'emozione sottostante (Paul Ekman insegna...). Le micro_espressioni sono difficili da vedere perché durano una frazione di secondo ma, per un occhio attento, sono la miglior fonte di ispirazione proprio perché l'emozione sottostante spesso trova un percorso di espressione veritiera nel viso essendo queste collegate a configurazioni standard nei volti riscontrabili in tutti gli esseri umani (Charles Darwin; Paul Ekman). Le micro_espressioni sono meno soggette al controllo conscio (specie se esprimono le 6 emozioni di base) e si esprimono in modo involontario spesso concomitante con il parlato espresso dando la possibilità di paragonare quanto detto con l'emozione sottostante (es.: una persona che a parole esprime dispiacere per il non raggiungimento di un obbiettivo di un collega ad esempio può involontariamente far trasparire un sorriso abbozzato che essendo quasi sotto la soglia di percezione non viene notato ma che se percepito ne dimostra le reali emozioni). In caso di menzogna queste micro_espressioni sono spesso in distonia con quanto espresso verbalmente (il parlato è di facile controllo per la parte conscia quindi è semplice da utilizzare per mascherare la verità). Il consiglio che posso dare per esperienza è quello di cercare di mettere a proprio agio il candidato che inizia un colloquio utilizzando il più possibile delle domande neutre aperte. Queste domande non solo hanno la funzione di abbassare il livello di stress aiutando il candidato ad affrontare al meglio il processo di selezione ma anche di instaurare una conversazione che ci fornisce la Baseline comunicativa dell'individuo. Se un candidato di fatti dovesse cominciare a parlare delle condizioni meteo o delle strade che ha fatto per raggiungere l'ufficio del colloquio (situazioni dove difficilmente si ha interesse a mentire) ci fornisce una situazione standard da potere prendere come metro di valutazione quando si affronteranno domande più significative. Spesso si utilizza questo metodo soprattutto per "escludere" i falsi positivi, cioè quei parametri che possono indicare un indizio di menzogna ma che in alcuni individui in realtà fanno semplicemente parte del loro metodo comunicativo (ad esempio se nella comunicazione neutra la persona si copre spesso la bocca (che viene interpretato generalmente "come non voler rispondere")) questo indizio non deve esser considerato nel corso del colloquio come parametro da attenzionare.

Quello che consiglio a chi si occupa di selezione è di avere su questo argomento una visione "aperta" per evitare di trasformare ogni "indizio in prova" e non saltare subito alle conclusioni.

Per chi volesse approfondire vi consiglio i seguenti testi:

- Il linguaggio della menzogna (Marco Pacori)

- Giù la maschera (Paul Ekman)

- I volti della menzogna (Paul Ekman)

- I segreti del linguaggio del corpo (Marco Pacori)

- Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi (Allan e Barbara Peace)

- Profiler (Massimo Piccozzi)

- La seduzione delle bugie (Paul Ekman)

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