top of page

Scappiamo perché abbiamo paura dell'orso o abbiamo paura dell'orso perché stiamo scappando?



Ho da poco finito di leggere un bellissimo libro intitolato “Il Cervello Emotivo” scritto dal famoso neuroscienziato Joseph Le Doux. Parto da questo libro prendendo in prestito uno dei quesiti più famosi di William James (Psicologo Americano) come tema di questo post:

Scappiamo perché abbiamo paura dell’orso o abbiamo paura dell’orso perché scappiamo?”

Vorrei iniziare però questo argomento facendovi una domanda.

Mi piacerebbe però che, prima che proseguiate la lettura, vi siate dati quantomeno una risposta in base alla vostra esperienza.


“Immaginate di trovarvi in un bosco e mentre percorrete un sentiero vi assale un senso di paura alla vista di un serpente e vi ritrovate a fare un balzo indietro di un metro. Vi accorgete subito dopo però che, in realtà, quello non era un serpente arrotolato ma semplicemente un rametto spezzato”.

“Bene… perché avete reagito in questo modo visto che effettivamente non avete visto un serpente?”


Molti diranno che, la forma, il colore, la posizione ecc. ci hanno fatto “vedere il serpente” ma effettivamente concorderanno anche sul fatto che, se avessero avuto uno sguardo più attento, la reazione di paura non sarebbe scattata.


Beh… questo è decisamente Falso!


Dovete sapere che passano all’incirca 300 millisecondi (approssimativamente un terzo di secondo) dal momento in cui nostro campo visivo acquisisce lo stimolo esterno (ad esempio, il nostro “serpente”) al momento in cui esso diventa per noi cosciente.

Questo perché l’elaborazione passa attraverso strutture diverse nel nostro cervello e questo è di fatto il tempo necessario per permettere allo stimolo luminoso di partire dalla retina, passare attraverso il nervo ottico, essere decodificato sommariamente a livello del talamo, ed arrivare prima alla corteccia occipitale (area visiva) e poi esser inviato alla corteccia temporale adibita alla “identificazione dello stimolo” stabilendo di cosa di tratta e dove esso è collocato nello spazio.

Fondamentalmente la presa di coscienza avviene solo dopo che il segnale viene elaborato nella corteccia superiore (detta anche neocorteccia, la parte che filogeneticamente si è sviluppata più tardi nell’ evoluzione della specie);

Di fatto però, nel momento in cui “vediamo il serpente” nel bosco la nostra reazione di paura e il conseguente balzare indietro di un metro, avviene prima della percezione cosciente. Come dire che “prima reagiamo alla situazione e solo successivamente ne capiamo il perché…”.

Solo dopo capiamo effettivamente se il nostro comportamento è stato adeguato o meno. Facendo in questo modo la nostra evoluzione ci ha aiutato a sopravvivere perché è molto più utile rispondere attraverso comportamenti di fuga/reazione anche a situazioni che poi risultano non pericolose, piuttosto che reagire dopo averle valutate accuratamente esponendoci ai rischi di intervenire troppo tardi.


Le Doux, spiega questa modalità di reazione, con la cosiddetta via “bassa” la quale interviene più velocemente rispetto alla via “alta” pocanzi descritta. Le informazioni che passano per questa via a partire dagli organi di senso (gli occhi che hanno rilevato la presenza del serpente), vengono processate a livello del talamo in maniera grezza e poco accurata (ecco perché il rametto che ha forma e colore simile si “trasforma” nel serpente) e mandati poi direttamente all’amigdala (quindi al sistema limbico) la quale controlla, anche in risposta alle informazioni immagazzinate nell'ippocampo sede della memoria, la reazione da mettere in atto più appropriata per quella situazione (il balzo all'indietro “automatico” per intenderci). Essa di fatti è più rapida (intorno ai 150 millisecondi) proprio perché non necessita dell’elaborazione della neocorteccia (che interviene nella via “alta”) per agire il comportamento. Solo dopo che l’azione è avvenuta, cioè quando anche la neocorteccia ha tempo per elaborare l’informazione, l’individuo interpreta finalmente l’evento in maniera più accurata e spesso, nel caso del riconoscimento che non si trattava di un serpente, lo fa facendoci esprimere in modi simili a questo: “ah… che scemo… era solo un rametto!

Oggi ci è più facile comprendere il perché ci capita spesso di provare emozioni (siano esse positive o negative) di cui spesso è difficile identificarne l’origine e allo stesso modo, e direi di conseguenza, comprendere quanto sia difficile spesso controllarle...



157 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page